Psiche e Mente

Il braccio destro

Marzo 31, 2022

Come aspettative e ruoli influenzano il nostro quotidiano.

Negli ultimi mesi sono alle prese con un problema alla spalla destra che mi rende difficile fare anche movimenti molto semplici senza sentire un gran dolore.

Nonostante io sapessi molto bene, fin dall’inizio, che alcuni gesti non andavano fatti per evitarmi il male, per molto tempo ho continuato imperterrita a provarci con conseguenze poco piacevoli. Ad un certo punto mi sono chiesta cosa mi impedisse di proteggermi…

Al primo posto c’è sicuramente l’abitudine, l’automatismo insomma, il pilota automatico che ci alleggerisce da tanti pensieri e ci rende le attività più fluide. Ma, in alcuni momenti, anche se un barlume di consapevolezza e attenzione mi allertava rispetto al gesto che stavo per compiere, finivo comunque per allungare il mio braccio destro.

Allora ho riflettuto in termini più ampi e simbolici su questa mia ostinazione. Personificando una parte del corpo, potrei dire che al braccio destro piace comandare, essere sempre quello che risolve le situazioni, quello indispensabile. Si sente più forte e capace, e quindi non delega mai al braccio sinistro che è relegato al ruolo di aiutante. Naturalmente il sinistro, non essendo allenato e abituato a certe attività, risulta anche moderatamente incapace di svolgerle (e qui vi risparmio le avventure iniziate con il suo training), e quando ci prova con fallimento non fa che sostenere il ruolo predominante del destro.

Ruoli e funzioni ben determinate alla fine fanno comodo a tutti… finché tutto fila liscio.

Lasciamo in pace gli arti e facciamo intervenire la psicologia parlando di persone. Ognuno di noi può riconoscere questi schemi nelle proprie dinamiche relazionali sia personali che lavorative. Tutti abbiamo dei ruoli che fanno da cornice al nostro stare con gli altri, sono strutture rassicuranti che ci danno una identità e linee guida spesso implicite ma riconosciute e funzionali.

Così succede che in una famiglia sia sempre e solo uno dei membri a sobbarcarsi alcune incombenze oppure in un gruppo di lavoro ci sia chi è sempre quello che, ad esempio, risolve le urgenze, si occupa delle questioni più spinose ecc. E accade anche che nel momento in cui il soggetto in questione non è nelle condizioni di fare ciò che fa sempre, continua a provarci anche a proprio discapito. Si fa fatica a non assolvere al proprio ruolo solito anche perché il gruppo, in modo più o meno esplicito, se lo aspetta o lo pretende. Difficilmente, infatti, qualcuno sostituisce di buon grado qualcun altro nel suo ruolo o in una sua attività tipica.

Ci sono anche situazioni in cui i ruoli sono fluidi all’interno della rete relazionale, sono meno frequenti ma esistono e sicuramente si tratta di gruppi in cui il peso del ruolo e dell’aspettativa gioca una parte diversa. Il valore principale è la collaborazione e ci si trova tutti sullo stesso piano.

Spero che questa metafora porti ciascuno a riflettere sul peso che ruoli e aspettative hanno nella propria quotidianità perché il nostro benessere passa anche attraverso l’equilibrio relazionale.

Chiediamoci quanto ci permettiamo di delegare o di non essere sempre all’altezza delle aspettative anche a costo di rimetterci. E osserviamo se c’è margine per instaurare relazioni collaborative e meno rigide…

…che si tratti del ruolo di madre (che si fa in quattro per arrivare a tutto quando, magari, altri in famiglia potrebbero dare una mano) o della posizione lavorativa (dove per sentirmi indispensabile ed essere sicuro che mi giudichino bene finisco per andare oltre il mio limite di tempi ed energie).

Ogni ruolo ha dei limiti definiti in modo implicito o esplicito ma il modo di interpretarlo è soggettivo e il rimanerci incastrati ha sempre a che fare con noi e il significato che gli diamo.

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