Psiche e Mente

Regolazione, Dis-regolazione e co-regolazione del sistema nervoso.

Maggio 21, 2022
regolazione co-regolazione

Abbiamo visto nell’articolo precedente come il sistema nervoso si modella in base alle nostre esperienze fino dai primissimi attimi di vita, in base a quanto ci sentiamo al sicuro. Appena nati il nostro senso di sicurezza passa esclusivamente attraverso le sensazioni corporee. Un bambino appena nato ha bisogno di essere accudito e contenuto.

Gli stimoli provenienti dal corpo come il senso di fame o sonno, i movimenti intestinali, la sensazione di caldo/freddo, e quelli ambientali come temperatura, rumori, movimento, luce/buio sono tutti fattori che perturbano lo stato di equilibrio del neonato che non sa cosa sta accadendo perché sono esperienze nuove e non ha risorse per reagire.

L’istinto di cui dispone permette di attirare l’attenzione di chi si prende cura di lui con richiami come il pianto e successivamente sorriso e suoni. Attiva quello che viene chiamato legame di attaccamento.

Fino a quando qualcuno non riporta il neonato allo stato di tranquillità e calma il suo sistema nervoso continuerà a inviare segnali di pericolo mantenendosi iper-attivato. Se la condizione di stress è continuativa nella giornata, il cervello del bambino registra che è inserito in un ambiente pericoloso e che è necessario mantenere attivo il sistema Simpatico volto all’attività di protezione con la modalità “attacco-fuga”.

Se, invece, ad uno stress segue il recupero della calma e del senso di sicurezza che rimane lo stato prevalente durante la giornata, il cervello apprende che si può disattivare il sistema difensivo a favore dello stato Parasimpatico in cui ci si può rilassare ed entrare in connessione con gli altri. Si acquista un senso di sicurezza e di fiducia sulla possibilità di essere protetti e di sopravvivere.

A causa di ambienti poco curati rispetto al senso di sicurezza o in cui accadono effettivamente situazioni di pericolo e traumatiche, il processo di neurocezione subisce una regolazione con una soglia di attenzione molto alta per necessità.

Questo “settaggio” originario viene riproposto anche in situazioni dove non sarebbe necessario, possiamo dire che fallisce nell’individuare il tipo di situazione in cui ci troviamo inducendo risposte non adeguate.

Se valuta come pericolosa una situazione che nella realtà è sicura, il sistema di difesa rimarrà attivato (ad esempio impedendoci di rilassarci durante una cena tra amici). Oppure, al contrario, può accadere che non attivi comportamenti difensivi in situazioni di pericolo perché non vengono riconosciute (ad esempio fidandoci di persone poco rispettose, aggressive).

La valutazione sulla sicurezza è il primo compito in ordine gerarchico e ha uno scopo auto-conservativo. Solo con il via libera si disinnesca lo stato di allerta e diventa possibile, in una data situazione, concentrarsi sullo scambio comunicativo, il relax, il divertimento all’interno di una vita di relazione normale.

CO-REGOLAZIONE

Accedere al contatto con l’altro è per noi fonte di rassicurazione nel momento del bisogno. Ci dà la possibilità di co-regolare i nostri stati interni attraverso la sintonizzazione e la connessione. In pratica, se sono in ansia e ho vicino una persona tranquilla con cui riesco a relazionarmi, il suo stato di maggiore calma può influenzare positivamente il mio.

Pensiamo a quanto è importante per un bambino avere intorno adulti significativi che veicolano un senso di sicurezza!

Quando si percepisce che il proprio ambiente dà costantemente segnali di pericolo, si farà fatica a individuare segnali di sicurezza. Di conseguenza, continuerà a prevalere la predisposizione a reagire in modalità attacco-fuga.

In questo stato si interpretano male anche i segnali sui volti delle altre persone e sarà più probabile leggere le espressioni neutrali come aggressive e quelle spaventate come arrabbiate. In sostanza non si è in grado di utilizzare la presenza di altre persone per autoregolarsi, ma saranno ulteriore motivo di preoccupazione e reazione.

Se le esperienze ci portano a non poter accedere agli altri per l’autoregolazione in modo positivo, pro-sociale è probabile che il contatto sociale continuerà ad essere per noi minaccioso, fonte di stress e tutt’altro che di aiuto in caso di bisogno.

Parlando in termini neurologici, l’interazione sociale ci consente di usare la sensazione di presenza positiva dell’altro per inibire l’antico centro dell’immobilizzazione difensiva. Essendo questo il più antico e il primo a essere attivato, è chiaro che la relazione con l’altro è una funzione più recente che va “allenata”, sviluppata a livello neuronale.

Come ho già detto, comprendere questi meccanismi ci permette di intervenire per raggiungere un livello di regolazione più equilibrato e quindi adeguato ai contesti e alle situazioni relazionali.

L’osservazione delle nostre reazioni e delle sensazioni fisiche è il primo aspetto da sviluppare a questo scopo. Ma di questo parleremo prossimamente…

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