Psicologia

Psicoterapia a distanza: qualche riflessione.

29 Maggio, 2020

Ormai siamo abituati, nostro malgrado, a escogitare strategie alternative per portare avanti il nostro quotidiano in questa pandemia. Un grande aiuto è arrivato dalla tecnologia che ci ha permesso di restare in contatto con le persone care e di svolgere molte attività da casa, in primis scuola e lavoro. Ma non solo, ci siamo affidati al video anche per tenerci in forma allenandoci e per imparare nuove ricette, per frequentare corsi desiderati per cui non si aveva mai tempo o per aggiornarci a livello professionale. L’ambito medico saturo e bloccato dall’emergenza sanitaria ha indotto molti a ripiegare su video consulti per avere il parere dello specialista e la telemedicina è stata sicuramente utile.

Come si è riorganizzata l’area psicologica, tanto preziosa (anche se poco considerata come risorsa) in questo periodo di trauma collettivo?

Anche noi professionisti della psiche abbiamo dovuto abbandonare la modalità classica di colloquio in studio per proseguire le terapie e le consulenze in atto o per rispondere alle nuove richieste. Dopo due mesi abbondanti posso dirmi soddisfatta del lavoro che sto portando avanti e vi illustro alcuni aspetti per comprendere meglio come funziona.

Innanzitutto, bisogna dire che il setting (cioè quell’insieme di caratteristiche che determina il contenitore di un colloquio, come tempi, regole, modalità e spazio fisico oltre che mentale) è parte fondamentale nel processo terapeutico. Chiaramente la mancanza di presenza fisica crea differenze a livello comunicativo e determina anche un impatto non indifferente sul setting e sul processo terapeutico. Diverso è per chi aveva già in corso terapie online, modalità utilizzata da vari terapeuti come prima scelta o per ovviare a problemi legati a spostamenti e viaggi in terapie già avviate di persona.

Per chi come me si è dovuto riorganizzare è stata una sfida che ha comportato un certo impegno. Problemi tecnici a parte, non è semplice ristabilire un contatto in una modalità differente, necessita di vari accorgimenti e non per tutti è risultata un’opzione percorribile. Inizialmente la comunicazione è meno naturale, è necessario abituarsi. L’impegno è stato doppio per noi terapeuti: ci vuole una grande attenzione per cogliere segnali a distanza e far sentire la presenza e il supporto nonostante la bidimensionalità di un video. Quando si è nella stessa stanza è più immediata la sintonizzazione e si può intervenire in tempi rapidi in caso di momenti difficili come emozioni forti da gestire o ansia. Lavorando sui traumi è normale che si entri in stati emotivi forti, fa parte del processo di rielaborazione e il contatto umano diretto funge da regolatore in questi momenti.

Per i pazienti c’è stato un periodo di riadattamento più o meno facile. È stato necessario rinunciare al rituale del recarsi in studio dove avere uno spazio neutro e sicuro in cui non essere disturbati, ma anche alla presenza rassicurante di una persona che accoglie e aiuta a gestire ogni stato d’animo.

Lo sguardo del terapeuta è entrato in casa, spesso in cucina o in camera da letto, luoghi privati che dicono altre cose di noi. Nonostante tutto, attraverso l’attenzione alla relazione è possibile trovare modalità che facciano sentire la persona comunque al sicuro e a suo agio nel setting diverso. Ho dato ai miei pazienti strumenti in più per potersi auto tranquillizzare e affrontato con cautela massima ogni passaggio per evitare che ci fosse un sovraccarico che potesse creare disturbo. Sono stati valutati bene gli argomenti da poter trattare considerando le circostanze, è stato dato grande spazio prima alla condivisione e alla gestione delle emozioni legate al periodo estremamente stressante.

Insomma, la presenza è stata sostituita con una cura della relazione ancora più scrupolosa. La flessibilità è diventata d’obbligo per accogliere elementi dell’ambiente casalingo delle persone, come animali domestici invadenti, interruzioni di bimbi urlanti e bisognosi di una carezza o di corrieri in attesa di consegnare un pacco. Per non parlare delle acrobazie tecnologiche di chi non si è mai cimentato con le video chiamate o di chi non poteva contare su una rete internet affidabile. È stato necessario lavorare un po’ sulle inquadrature, spesso fantasiose, e sull’illuminazione per avere il massimo confort nel dialogo ma siamo sempre riusciti a trovare una soluzione.

Personalmente considero la psicoterapia come un processo condiviso e basato sulla collaborazione e in questo periodo ristabilire un setting valido e confortevole per il percorso di ognuno è stato un vero lavoro di squadra.

Nonostante la fase 2 sia iniziata, ci vorrà ancora del tempo perché gli studi degli psicologi possano riaprire tutti in sicurezza. Non sempre ci sono le condizioni per rispettare le norme di tutela reciproca della salute e lavorare con la mascherina diventerebbe complicato. Io continuerò a lavorare a distanza proprio per questo motivo, vedendo in studio solo chi non ha altre opzioni per andare avanti nel percorso iniziato e sospeso in questi mesi. L’essere umano ha la capacità di adattarsi a tutto e in questo caso è una risorsa importantissima di cui bisogna fare buon uso.

Ci vediamo online!

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