Psiche e mente

Emotività ed emergenza

Marzo 27, 2020

Nell’articolo precedente, Un nuovo capitolo, abbiamo portato l’attenzione sugli aspetti emotivi.

La paura è l’emozione prevalente in queste settimane ed è normale che sia così. Dobbiamo però cercare di contenerla affinché non dilaghi anche in momenti e situazioni in cui potremmo sentirci tranquilli.

Se lo stato di tensione perdura una volta rientrati in casa, dopo aver lasciato giacche, scarpe e oggetti all’ingresso, essersi accuratamente lavati le mani e pulito lo smartphone, allora possiamo dire che il nostro stato di tensione non è più paura vera e propria, cioè quello stato d’animo che emerge quando siamo soggetti ad un pericolo.

Se mi aspetto che accada qualcosa di brutto anche nel mio ambiente protetto dove posso in realtà stare tranquillo rispetto al contagio, allora è perché si innesca anche una dinamica ansiosa. L’ansia mi crea un pensiero continuo rivolto a qualcosa che potrebbe accadere, non più solo ad un pericolo oggettivo e presente.

Ricapitolando… ok al timore del contagio che mi porta a fare attenzione a e tutelarmi quando sono fuori casa o a contatto con altre persone. Se però la preoccupazione si fa eccessiva anche in posti sicuri significa che comincio ad essere in ansia.

Una caratteristica importante di ansia e paura è la contagiosità (anche se non è una parola da usare in questo momento!), ciò significa che quando percepisco in altre persone ansia e paura, in modo automatico questi stati d’animo si attivano anche in me.

Questa caratteristica ha uno scopo importante per la nostra sopravvivenza, è una comunicazione non verbale immediata che riconosciamo in maniera automatica, e che ci fa capire che c’è un qualche pericolo intorno. È un meccanismo di cui non siamo consapevoli perché istintivo e ci mette in allerta quando captiamo dei segnali di allarme nell’ambiente o negli altri. Insieme all’empatia e alla funzione di rispecchiamento dei nostri neuroni, queste dinamiche possono far crescere in noi stati emotivi allarmati solo assistendo a scene in televisione o ascoltando qualcuno che parla.

Come mi proteggo da tutto questo?

Attenzione ad esporsi eccessivamente a contenuti che possono “contagiarmi” dal punto di vista emotivo e far crescere in me il senso di paura, ansia e inquietudine.

Non abusare dei social e soprattutto scegli bene cosa leggere e quali video guardare per non sovraccaricarti. Va bene informarsi al massimo due volte al giorno, scegliendo le fonti con cura.

Quali altri stati d’animo è normale provare in queste circostanze?

Oltre alla preoccupazione dobbiamo considerare il fatto che abbiamo perso molti riferimenti stabili della nostra giornata. Le abitudini e le routine, per molti sono state alterate e abbiamo dovuto riorganizzarci in fretta senza sapere bene come fare. Questo può creare un senso di smarrimento e di fatica perché niente scorre lineare come è sempre stato, quindi ci richiede maggiore attenzione. Le abitudini sono ben radicate ed è dispendioso a livello mentale modificarle in maniera così rapida e soprattutto perché costretti.

La fatica arriva anche dal dover gestire una maggiore emotività legata alle situazioni che abbiamo intorno. Per qualcuno si tratterà di pensare solo a non contagiarsi, mentre altri dovranno gestire la malattia propria o di persone care, o la perdita di chi non supera il virus. Oltre a questo, per molti il lavoro può dare preoccupazioni se si è precari, liberi professionisti o si ha un’attività. Insomma, abbiamo molti motivi per non essere sereni e tranquilli, tutto questo porta a stress e fatica mentale ma anche fisica. Quindi se ti senti stanco pur restando a casa può essere normale.

Lo stress che viviamo può avere anche un impatto a livello fisico magari amplificando dei disturbi di cui già soffriamo o facendone emergere altri. Tipicamente la somatizzazione può riguardare testa, stomaco/pancia, schiena e collo. Se lo stato di tensione è forte posso sentire dolori diffusi nel corpo e, a causa dell’ansia, il respiro corto. Alimentazione e sonno possono risentirne sia in eccesso che al contrario, diminuendo. Molti si trovano a dormire male o a fare brutti sogni.

Tutto questo è normale, ci troviamo in una situazione ad alto potenziale traumatico. Infatti, come abbiamo sentito ripetere quando ci invitavano a non uscire di casa: questa non è una vacanza ma un blocco dovuto allo stato di allerta massima.  

Prenditi cura di te stesso, corpo e mente, e se senti di non riuscire a gestire i tuoi stati d’animo puoi rivolgerti ad un professionista.

Molte associazioni e anche l’Ordine degli psicologi offrono supporto gratuito, non è il momento di essere reticenti o vergognarsi di chiedere aiuto. Se ne senti il bisogno, fallo!

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