Psiche e Mente

Terapia breve di gruppo

Luglio 28, 2019
trapia di gruppo

Pensare alla terapia di gruppo probabilmente evoca le scene viste in vari film. Di solito vengono rappresentati gruppi di personaggi un po’ bizzarri spesso in assetto di auto-mutuo aiuto o guidati da conduttori altrettanto strani. Nell’immaginario comune c’è anche spesso la prassi di presentarsi col proprio nome e disturbo a cui segue un saluto corale da parte del gruppo.

Bene, dimentichiamoci di questa rappresentazione distorta di quello che è un gruppo terapeutico e cerchiamo di dare una connotazione teorica e pratica più precisa.

Tipologie di gruppo

Innanzitutto il tipo di gruppo in questione non ha fini di autoaiuto ma prevede la conduzione partecipe di uno psicoterapeuta qualificato.

Esistono varie tipologie di gruppi legati a differenti scuole di pensiero, in questa sede ci occupiamo di gruppi terapeutici che possono strutturarsi come chiusi e con un numero prestabilito di sedute oppure aperti e continuativi. In quest’ultimo caso ogni partecipante fa il proprio percorso inserendosi nel gruppo già avviato e terminando quando ha raggiunto il livello di benessere desiderato. I gruppi sono composti da persone selezionate e con problematiche varie che trovano nel lavoro alla pari spunti e sollecitazioni guidati dal terapeuta.

Come funziona la terapia di gruppo breve

La terapia di gruppo breve, invece, prevede l’avvio e la chiusura del gruppo in un numero prestabilito di sedute e i membri del gruppo fanno l’intero percorso insieme. Nei gruppi brevi, di solito, ci si concentra su un focus condiviso da tutti i partecipanti. Può essere un sintomo, un disagio, un’esperienza di vita, una patologia ecc.

La condivisione è libera, ognuno può raccontare di sé o ascoltare senza forzature, nel rispetto reciproco. Il conduttore ha il compito di strutturare il lavoro del gruppo e dirigerlo, mantenendo il focus e tutelando il processo terapeutico e ogni partecipante.

Il gruppo consente di condividere con altre persone esperienze simili e quindi di ritrovarsi nelle storie degli altri; permette l’espressione di pensieri, emozioni, difficoltà.

Negli altri si ritrova un effetto specchio che può fornire rimandi su se stessi molto importanti.

Il gruppo risulta una sorta di palestra relazionale in cui capire meglio le proprie dinamiche e ricevere dei feedback sul modo in cui ci si pone nelle situazioni sociali e su ciò che comunichino agli altri.

Le storie degli altri, per quanto simili, hanno caratteristiche diverse che possono indicarci modalità alternative di approccio o dare spunti e spinte vitali derivanti dal sano confronto.

Spesso la proposta di lavorare in gruppo spaventa perché ci si immagina messi a nudo ed esposti in un contesto ostile. Alcuni temono di essere giudicati o di farsi carico dei problemi degli altri. Oppure, il fatto di dividere il tempo della seduta con altri dà l’idea di averne poco per parlare delle proprie cose.

Appena si entra in un gruppo tutte queste paure decadono perché ci si trova in una situazione di condivisione non giudicante in cui ognuno si approccia all’altro con gli stessi timori e questa è una garanzia di alleanza immediata. Ogni partecipante utilizza il gruppo come strumento per la propria crescita e non si deve assolutamente preoccupare di fare terapia agli altri, c’è un conduttore che si occupa di questo.

Le esperienze altrui possono sicuramente smuovere emozioni a volte anche intense ma sono l’occasione di esplorare aspetti non coscienti di noi che emergono grazie al confronto.

Insomma, il gruppo è un’esperienza che va vissuta per essere compresa, difficilmente si riesce a comunicare la complessità dei processi che animano le sue dinamiche.


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