Corpo e Benessere

Lo Yoga come via per la liberazione della mente

Febbraio 15, 2020
yoga e meditazione

(articolo rivolto a chi ha già conoscenza dello yoga)

L’obbiettivo dello Yoga, secondo l’antico testo Yogasutra di Patañjali, è esposto nel secondo dei 196 aforismi: “YOGAS CHITTA VRITTI NIRODHA”. Molteplici sono le traduzioni di questo sutra proposte da differenti autori. Swami Kriyananda lo traduce così: (yogas=lo yoga (è); chitta=sentimento; vritti=vortici; nirodha=calmare, neutralizzare).

“Lo yoga è la neutralizzazione dei vortici del sentimento.”

Secondo l’autore, ispirato nei commenti dello yogasutra dal guru indiano Paramhansa Yogananda, i nostri desideri e attaccamenti girano vorticosamente intorno ai pensieri “voglio”, “mi piace”, “ho bisogno”, “rifiuto”, ruotando attorno al nostro ego, come in un vortice.

La neutralizzazione dei vortici sarebbe dunque il conseguimento che consiste nella perfetta immobilità dell’illuminazione. Kriyananda afferma:

“Troveremo una pace duratura solo quando avremo calmato tutte le nostre vritti interiori. Quando saremo pervasi dalla calma perfetta, solo allora conosceremo la pace. Questo è lo stato conosciuto come samadhi.”

Yoga significa dunque calmare questi vortici del sentimento. Èil sentimento che forma i vortici del desiderio e dell’attaccamento, nei quali attiriamo a noi quei desideri e quegli attaccamenti con il pensiero “Voglio questo, Mi definisco in base a questo, Io sono questo”.

Il maestro yoga B. K. S. Iyengar (2) , così come l’orientalista italiano Leonardo Vittorio Arena (3) , preferisce tradurre citta con “coscienza”, essendo essa veicolo dell’osservazione, dell’attenzione e della ragione.

Secondo Swami Vivekananda (4) chitta può essere tradotto come sostanza mentale. Lo Yoga e, quindi, impedire alla sostanza mentale di assumere differenti forme (vritti).

Secondo lo storico del novecento Mircea Eliade il secondo sutra può essere tradotto cosi: lo Yoga è la “soppressione (nirodhah) degli stati (vritti) psicomentali (citta)”(5). Città sarebbe quindi la “massa psichica” intesa come ciò che elabora l’insieme di tutte le sensazioni, dall’esterno e dall’interno e che è continuamente trascinata dal pensiero e dalle sensazioni. Le vritti di chitta sono gli innumerevoli piccoli vortici formati dalle aspettative di trovare la felicità nelle cose esteriori.

E questo incessante lavorio che lo Yoga si propone di inibire, risultato non fine a sé stesso ma indispensabile traguardo per il conseguimento del vero obiettivo: l’affrancamento dal saṃsāra, la liberazione.

Calmare le emozioni, sarebbe dunque una tappa fondamentale del sentiero dello yoga: “il sentimento calmo è amore che unisce l’animo a Dio. Al contrario i sentimenti irrequieti o agitati, cioè le emozioni, disturbano la nostra visione e ci impediscono di accettare completamente che nella nostra vera realtà, siamo manifestazioni dell’eterna quiete di Dio”(1) esperienze che contrastano in modo profondo e viscerale l’impotenza, la rabbia, il collasso derivanti dal trauma.


Bibliografia:
1 Swami Kriyananda Pantajali rivelato Ananda edizioni
2 B.K.S. Iyengar, Commento agli Yoga Sūtra di Patañjali, Op. cit., p. 65.
3 Patañjali, Yogasutra, BUR, 2014, p. 7. Trad.italiana Leonardo Vittorio Arena
4 Swami Vivekananda Gli aforismi sullo yoga di Patañjali Titolo originale: patañjali’s yoga aphorisms traduzione, note introduttive e note al testo di Dario chioli Libreria editrice psiche, torino, 2009
5 Mircea Eliade, Op. cit., p. 77.

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